Discorso dell’architetto Pedro Salinas Calado, responsabile dell’equipe dei progettisti

 

Cinque anni fa sono stato contattato per progettare un monastero femminile trappista cistercense a Palaçoulo – Trás-os-Montes. Fin dal primo momento l’idea mi ha entusiasmato per la meraviglia della radicalità della vita che il carisma di questo ordine chiede a queste sorelle nel realizzare la loro vocazione. Presuppone una consegna della vita a Cristo che mi interessa, che desidero anche per me nella mia vocazione e che ho cercato che si riflettesse sul lavoro che ho svolto con la mia equipe. 

Poter dare una risposta consistente, spettava a noi già in partenza: da un lato interpretare il luogo e dall’altro comprendere le esigenze della vita monastica dell’ordine cistercense. Cercherò quindi di spiegare molto brevemente come abbiamo affrontato questi due aspetti decisivi per arrivare alla soluzione finale: il luogo e il monastero. Questi due luoghi non ci erano sconosciuti, ma questa specifica circostanza ci ha chiesto di “immergerci” più a fondo a Trás-os-Montes e nello specifico a Palaçoulo, per cercare di capire meglio l’anima di questa terra, della sua gente, degli usi e delle tradizioni.  Il terreno, d’altra parte, esigeva una delicatezza e un’attenzione proprie del lavoro di lettura del suo rilievo e dei vincoli naturali e normativi a cui è soggetto. Ciononostante, e ribadendo la mia intuizione iniziale, il luogo di Alacão sembrava già in attesa del Monastero. Per quanto riguarda il complesso monastico, è stata svolta un’ampia ricerca documentaria su quello che era considerato un riferimento, ovvero lo studio sistematico del patrimonio che l’ordine cistercense ci ha lasciato in Portogallo fino al 1834. Tuttavia, questo Monastero è nuovo! È per il 21° secolo. È per il nostro tempo. Papa Benedetto XVI, a proposito «dell’ardente desiderio di annunziare nuovamente Cristo all’uomo contemporaneo» diceva nel 2012: «(…) affinché questo impulso interiore alla nuova evangelizzazione non sia solo un ideale (…), è necessario che poggi su basi concrete e precise, e queste basi sono i documenti del Concilio Vaticano II, (…). Il riferimento ai documenti protegge dagli estremi sia della nostalgia anacronistica sia delle anticipazioni eccessive, consentendo la cattura della novità nella continuità”.

“Novità nella continuità”: si voleva quindi un’opera contemporanea, libera da “tradizionalismi” ma radicata nella tradizione monastica cistercense benedettina trappista. La stessa riforma trappista introduce già una novità significativa in relazione agli edifici tipici dei monasteri cistercensi portoghesi a cui siamo abituati. Una maggiore enfasi sulla povertà non richiede più volumi chiusi e imponenti. Per questo l’organizzazione tipica cistercense – distribuendo le funzioni principali intorno ad un chiostro, ha cercato di darsi una manifestazione meno ieratica, facendo del perimetro esterno, in relazione al paesaggio, non chiuso in se stesso, ma come se fosse aperto al territorio, a partire dal suo chiostro. Si ha così un insieme di forme volumetriche diverse, che si irradiano dal chiostro, in un abbraccio al paesaggio e in un’apertura al mondo.  Questa identità trappista si ripete negli spazi interni.

Del resto, qui, più della statica nobiltà di Alcobaça o di Tarouca, si vuole la tenera semplicità della “Casa di Nazaré”. Questa immagine ispiratrice della “casa di Nazaré” che le sorelle ci hanno presentato, è ricercata anche nell’accostamento di materiali tipici della regione (granito, scisto, legno, intonaco bianco) o nelle disposizioni e forme tradizionali, sostenute da elementi costruttivi sistemi e materiali contemporanei. 

Infine, risparmiandovi la storia delle innumerevoli vicissitudini di questo progetto, posso solo dire che tra anticipazioni e battute d’arresto di vario genere, dubbi, incomprensioni e perplessità, lotte contro il tempo, vittorie o concessioni, abbiamo sempre trovato interlocutori illuminanti nelle sorelle, con criteri ben definiti, sicure di ciò di cui avevano bisogno, ma allo stesso tempo in attesa e aperte a valutare e discutere di tutto. Una comunità attenta, determinata, ma soprattutto una compagnia concreta, presente, con un giudizio realistico e fiduciosa nella grazia di Dio. 

Poiché non credo al caso, la combinazione di eventi straordinari e le azioni spesso misteriosamente concertate dei tanti protagonisti di questa storia (tantissimi qui presenti), hanno sempre più confermato che è volontà di Dio che questo Monastero si realizzi. Un progetto che Mons. José ha intuito per tempo, che Madre Rosaria ha confermato e che ora Madre Giusy ha abbracciato. 

Grazie a tutti.

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